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    San Francesco d'Assisi

    St. Francis is like the root of an ever growing plant that incessantly produces fruits of sanctity. From the beginning till today, his vivifying spirit continues to move men and women of every social status, nationality and culture to follow in his footsteps.  In the course of the centuries, the various reforms within the large Franciscan family, comparable to branches of a single tree, have continually proposed a return to the roots according to the sensibility and the necessities of their time.

  • Traccia Mariana

    FondatoriAt the onset of the third millennium, the Franciscans of the Immaculate come to light as a response to the decree “Perfectae Caritatis,” which invited religious to “return to the sources.” Besides the “Regula Bullata” of the First Order of the Friars Minor, the Franciscan Friars of the Immaculate profess its Marian expression:  the “Traccia Mariana” (Marian form of Franciscan life).

  • The Portiuncula

    La Porziuncola in Assisi

    It is within the “Porziuncula” of St. Mary of the Angels where the Seraphic Order draws its roots, claiming as its own the “Cause of the Immaculate.” St. Maximilian M. Kolbe, with his Cities of the Immaculate, constitutes in our times, one of the genuine fruits of that entirely Marian and Seraphic roots.

  • Spiritual Heritage

    San Massimiliano KolbeThe figure and apostolate of St. Maximilian M. Kolbe is a spiritual hereditary which the Franciscans of the Immaculate (Friars, Sisters and laity) have fully inherited. With their Marian Vow of unlimited consecration to the Immaculate, they commit themselves to bring Christ to the world: through contemplation and action, word and example, in imitation of the Blessed Virgin Mary, the first missionary of the Gospel. 

     

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Un giorno con Maria 

50.mo Anniversario di Sacerdozio

 

Sono veramente lieto di partecipare a questa Santa Celebrazione, alle porte del Natale e in occasione di un avvenimento così raro, quanto importante, il 50° anniversario di sacerdozio del mio e vostro carissimo amico don Sabino Ardito, membro della famiglia salesiana e figlio di don Bosco”. In questi termini si è espresso sua Eminenza, il carissimo card. Tarcisio Bertone, all’inizio della omelia tenuta nella S. Messa del 50° anniversario di ordinazione sacerdotale di don Sabino Ardito, celebrata lo scorso giovedì 22 dicembre nella storica Chiesa del S. Cuore sita nei pressi della Stazione Termini di Roma, e alla quale hanno voluto prender parte, anche molti di coloro che hanno percorso con don Sabino nei tratti significativi della sua vita sacerdotale, dalla formazione al suo attuale compito ecclesiale, di Commissario Pontificio del nostro Istituto.


Giubileo, sinonimo di gioia e festività, è davvero il temine più appropriato per descrivere l’evento importantissimo, non solo per la famiglia religiosa salesiana, nella quale don Sabino Ardito vive e opera 60 anni, ma per tutta la Chiesa. Il giubileo è celebrato in occasioni peculiari e dal grande significato. I 50 anni di vita sacerdotale sono per don Ardito la conferma del buon operato nella “Vigna” che il Signore gli ha affidato, e della benedizione che lo ha sempre accompagnato, soprattutto tenendo conto della professionalità e del profondo rispetto per le singole persone, incontrate con costanza durante gli anni della sua vita sacerdotale in ragione del suo ministero di confessore, docente e giudice, come molti possono testimoniare.

Tra essi il card. Bertone, si è detto felicissimo di poterne offrire una pubblica testimonianza, in virtù della profonda amicizia coltivata da lungo tempo con don Sabino. Durante l’omelia, il Card. Bertone, con le sue parole ha suscitato tanta commozione, riferendo anche qualche aneddoto degli anni trascorsi insieme, come formatori degli studenti di Filosofia e di Teologia e come docenti nelle Facoltà di Teologia e soprattutto di Diritto Canonico dell’UPS. Un’amicizia che è cresciuta e si è approfondita anche con la conoscenza e le visite ai rispettivi familiari. E il Cardinale ha evocato il suo ricordo vivissimo e carico di affetto per i genitori di don Sabino. “Un grande uomo – ha detto – ha alle sue spalle una grande famiglia” ed è questo forse il messaggio più intenso e significativo che è emerso nel corso della celebrazione.

 

Da parte sua, don Sabino, quando ha preso la parola, commosso, ma conservando la sua esemplare modestia e professionalità, ha fatto eco a quanto ricordato dall’amico, e ha confermato con parole semplici, i suoi sentimenti di gratitudine ai propri genitori, ricordando che proprio suo padre fu il primo strumento di Dio nel proteggere e portare avanti la sua vocazione. 

Suscitando il sorriso di molti egli ha ricordato, in particolare, come solo una settimana dopo il suo ingresso nell’aspirantato salesiano, nel lontano ottobre 1950, scrisse al padre di voler fare ritorno a casa, pensando di non poter andare avanti. Il padre allora si recò da lui, e convinto della chiamata del Signore, smontò le sue difficoltà e lo persuase a seguitare il cammino, che a lui, ragazzo inesperto della vita, era sembrato come un monte impervio e insormontabile; oggi invece, guardando all’indietro a tutto il cammino, che la grazia di Dio, la protezione di Maria Ausiliatrice e l’aiuto dei suoi collaboratori hanno permesso di percorrere, con un sospiro di sollievo veramente meritato e con nel cuore tanta gioia e gratitudine innalza al Padre il suo magnificat

Ed è questo anche l’insegnamento che don Sabino ha offerto a tutti i partecipanti, commentando brevemente la sua immaginetta ricordo.

L’anima mia magnifica il Signore [Lc. 1,46], perché anche in lui il Signore ha fatto cose grandi, facendogli dono del Sacerdozio.

Da parte sua egli si è impegnato a chiudere ogni giorno della sua vita potendo dire al Signore: «Sono servo inutile. Ho fatto quanto dovevo fare». [cf. Lc. 17,10].

«Nel ministero del confessionale, della docenza, del governo, del Tribunale – ha detto – mi sono sempre sforzato di “crescere” insieme a quanti il Signore mi affidava».

Farsi strumenti di Dio, senza paura, con tanta convinzione e fiducia nel Suo aiuto; credere che ordinariamente Egli manifesta la Sua Volontà attraverso chi ci mette accanto, per poi operare come altrettanti strumenti della Provvidenza divina a favore quanti ci affida: fedeltà e fiducia, ecco quel che emerge a sentir leggere il meraviglioso “libro della vita” di don Sabino, figlio della Chiesa e di don Bosco, sia pure leggendo solo qualche breve riga, ma in un modo che rispecchia la sua semplicità e modestia, nonostante la grandezza di ciò che ha fatto e vissuto.

Con don Sabino hanno concelebrato, oltre al Card. Bertone, il Card. Raffaele Farina, SDB, Archivista emerito, le LL. EE. Mons. Gianfranco Girotti, OFMConv, Reggente Emerito della Penitenzieria Apostolica, Mons. Calogero La Piana, SDB, Arcivescovo emerito di Messina, i confratelli delle Tre comunità salesiane del S. Cuore, alcuni Giudici dei Tribunali Ecclesiastici del Vicariato di Roma e Padri del nostro Istituto F.I., provenienti dalle Case Mariane che sono in Roma e da alcune altre viciniori.

La celebrazione eucaristica, condotta sobriamente ma molto sentita, è stata animata dai frati studenti in filosofia e teologia dei Francescani dell’Immacolata sia per il servizio liturgico sia con il loro coro, accompagnato all’organo da Mons. Massimo Palombella, SDB, ex allievo di don Sabino e Maestro di coro della Cappella Sistina.

Al termine, don Sabino, emozionato ma fermo, ha presentato sentiti ringraziamenti a tutti per la partecipazione e soprattutto per le preghiere fatte secondo le sue intenzioni. 

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