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    San Francesco d'Assisi

    St. Francis is like the root of an ever growing plant that incessantly produces fruits of sanctity. From the beginning till today, his vivifying spirit continues to move men and women of every social status, nationality and culture to follow in his footsteps.  In the course of the centuries, the various reforms within the large Franciscan family, comparable to branches of a single tree, have continually proposed a return to the roots according to the sensibility and the necessities of their time.

  • Traccia Mariana

    FondatoriAt the onset of the third millennium, the Franciscans of the Immaculate come to light as a response to the decree “Perfectae Caritatis,” which invited religious to “return to the sources.” Besides the “Regula Bullata” of the First Order of the Friars Minor, the Franciscan Friars of the Immaculate profess its Marian expression:  the “Traccia Mariana” (Marian form of Franciscan life).

  • The Portiuncula

    La Porziuncola in Assisi

    It is within the “Porziuncula” of St. Mary of the Angels where the Seraphic Order draws its roots, claiming as its own the “Cause of the Immaculate.” St. Maximilian M. Kolbe, with his Cities of the Immaculate, constitutes in our times, one of the genuine fruits of that entirely Marian and Seraphic roots.

  • Spiritual Heritage

    San Massimiliano KolbeThe figure and apostolate of St. Maximilian M. Kolbe is a spiritual hereditary which the Franciscans of the Immaculate (Friars, Sisters and laity) have fully inherited. With their Marian Vow of unlimited consecration to the Immaculate, they commit themselves to bring Christ to the world: through contemplation and action, word and example, in imitation of the Blessed Virgin Mary, the first missionary of the Gospel. 

     

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Un giorno con Maria 

Giornata di ritiro spirituale con il Padre Commissario

Il Rev.mo Don Sabino Ardito, SDB, Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata, il giorno 30 giu. scorso, ha tenuto, presso la nostra Casa mariana di Tarquinia, una giornata di ritiro spirituale per le due comunità dello studentato Teologico di Roma-Boccea e Filosofico di Roma- Tiburtina.

Nella meditazione del mattino Don Sabino si è soffermato sulla pericope di Mt. 5, 1-12, le Beatitudini. L’evangelista S. Matteo, ha esordito, nel discorso della montagna non ha inteso suggerire le condizioni per essere frate o suora, ma tradurre semplicemente l’esperienza di Cristo che può e deve diventare l’esperienza di chi vuole essere cristiano; atteso però il sicuro insegnamento del Concilio Vaticano II, e cioè che la nostra «consacrazione speciale»si radica nella «consacrazione battesimale», per la quale siamo cristiani, e la «esprime più pienamente» [LG 44ss e PD 1.5],ne segue la nostra vita di consacrati inizia dalla pratica delle beatitudini.

Quindi,per ognuna di esse, premesso un breve commento esegetico,ha dato spunti di riflessione, invitando a considerare e rettificare la vita cristiana e religiosa, laddove ci si accorge che non si vivono generosamente le virtù e tanto meno le beatitudini evangeliche proclamate da Gesù.

Ad esempio, in margine alla 1ª beatitudine: Beati poveri nello spirito perché di essi è il Regno dei cieli,rimarcato che poveri nello spirito non si nasce, ma si diventa; che la vita del povero nello spirito è caratterizzata dalla obbedienza e dalla remissività, dall’abbandono fiducioso in Dio e dal silenzio interiore; che la povertà nellospirito verso Dio si esprime come umile e cordiale obbedienza, verso il prossimo come pacifica e cordiale accoglienza; ha osservato: non è poveronellospirito e non vive beato, sia chi nonaccetta il progetto di Dio su di lui e se ne lamenta, sia chi manca di umiltà nelle relazioni con gli altri, nel nostro caso i Confratelli della Comunità ma vuole essere sempre al centro dell’attenzione e per questo umilia gli altri, li emargina, coltiva complessi di superiorità, accampa pretese da parte dei Superiori.

Commentando la 2ª beatitudine: Beati gli afflitti perché saranno consolati, ha precisato che le tribolazioni di cui ha fatto esperienza Gesù non sono state solo le disgrazie umane e le tribolazioni che affliggono tutti, ma soprattutto quelle causate dalle opposizioni e dalle ingiustiziesubiteper l’attuazione del piano di Dio. Di qui l’impegno per noi che viviamo in comunità, di «consolare» quelli abbiamo afflitto con i nostri errori, sapendo chiedere scusa, evitando di chiudere gli occhidi fronte alle necessità dei Confratelli, di indurire il nostro cuore, di ignorare le loro necessità, di trascurare questo o quel Confratello Mite, ha rilevato nella esegesi della 3ª beatitudine, è invece chi ha il cuore grande, chi è buono con tutte le persone, chi non è prepotente nei pensieri, nelle parole, nelle azioni; mite è chi non crea divisioni e ringrazia invece Dio per ogni persona che Lui gli mette accanto: non dimentichiamo, ha rimarcato, che «gli amici si scelgono, mentre i fratelli ci vengono dati».Perciò si preclude questabeatitudine e mai sarà «evangelicamente beato» chi presume scegliersi la cosiddetta«comunità omogenea», ossia di amici, perchédi fatto rigetta una comunitàfraterna, che è tale se costituiti dai fratelli che Dio ci dà da amare.

Ci sembra che la ricca meditazione proposta da Don Sabino la si possa riassumere in questi termini: La sequela di Cristo, cristiana e religiosa, è bella, ma esigente; non si risponde alla sua chiamata perché conviene o perché riguadagna qualcosa, ma perché si crede al suo amore e lo si segue fino al dono sacrificale di sé mediante la carità eucaristica. Perciò non ci si può arenare pensando di essere a posto e di possedere una qualche perfezione alla quale non c’è niente da aggiungere e tantomeno pensare di non poter proseguire nel cammino intrapreso a causa dei difetti e delle mancanze di cui si fa esperienza ogni giorno. Lungi da ognuno lo scoraggiamento e con gran confidenza nella Misericordia di Dio e con l’aiuto della B.V. Maria ricominciare ogni volta con maggior fiducia, non in se stessi, ma in Coloro che ci possono e ci devono aiutare. Importante è dunque coltivare lo spirito di preghiera e di comunione fraterna, di rispetto e amore vicendevole, per essere esempio l’un per l’altro e per dare la nostra testimonianza al mondo che l’aspetta proprio da noi e che, dunque, contribuisce alla “salus animarum”, la salvezza delle anime, scopo di tutto il nostro combattere spiritualmente per aderire sempre meglio a Cristo, nella sua Chiesa, sulla scia dei santi nostri modelli.

Il ritiro è proseguito con l’adorazione eucaristica, la S. Messa concelebrata a mezzogiorno (vedi foto) , l’Ora Media e il pranzo.

Nel pomeriggio poi il Padre Commissario si è intrattenuto con i frati per comunicare liete notizie.

Ha invitato i frati di Professione temporanea a presentare la domanda per il rinnovo dei voti religiosi, e quelli che stanno terminando il 6° anno di Professione temporanea a presentare la domanda per la Professione perpetua.

Ha pure annunciato che a settembre, in concomitanza con i rinnovi dei voti, saranno conferiti i ministeri di lettorato e accolitato agli studenti che hanno completato il 3° anno di teologia; gli stessi poi saranno ordinati Diaconi entro la primavera del prossimo anno, mentre riceveranno l’Ordinazione Sacerdotale dopo aver concluso il 4° anno di Teologia, nei rispettivi paesi di origine.

Verso le ore 16.00 si è fatto ritorno ai rispettivi conventi per poter continuare la preghiera comunitaria pomeridiana.

I frati sono stati contenti sia della meditazione mattutina e della bella omelia tenuta da Don Sabino durante la S. Messa, sia delle liete notizie ricevute, nonché per la giornata di preghiera e di fraternità.

Lodiamo e benediciamo il Signore per questi suoi doni, nel giorno di chiusura del mese dedicato al Sacratissimo Cuore di Gesù.

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