Nel ricordo di Padre Fidenzio

Padre Fidenzio Volpi mi regalò un giorno una copia degli scritti del Beato Tommaso di Olera, corredata da una sua biografia.

L’origine bergamasca e l’appartenenza all’Ordine Cappuccino lo accomunavano con lui.

Padre Fidenzio mi spiegò anche che tali scritti erano uno dei “livres de chevet” di Giovanni XXIII, un altro illustre bergamasco, il quale dichiarava sovente di ispirarsi a questo antico conterraneo.

La fede è connaturata nella radice contadina di quella gente: la stessa radice che ha accomunato Tommaso di Olera, Angelo Giuseppe Roncalli e Fidenzio Volpi.

Questa fede esprime in primo luogo un forte attaccamento, una forte identificazione nella Chiesa, intesa come luogo spirituale dove si forma il destino delle anime individuali con riferimento a un’identità collettiva: ecco perché alla Chiesa devono essere guadagnate le genti.

Padre Fidenzio Volpi, ordinato sacerdote tra i Cappuccini, molto sensibile alla sofferenza umana, sia fisica che spirituale, si dedica a curare le anime nelle valli della Bergamasca, e coglie il male che le affligge quando la sua gente, uscita dalla povertà, guadagna il benessere con la diffusione della piccola industria: questo male è l’egoismo sociale.

Spesso ci raccontava di avere indotto, praticando la confessione, i penitenti a restituire quanto avevano rubato ai compaesani.

Più tardi lo attende l’impegno alla guida della Provincia Lombarda, dove salvaguarda – malgrado la crisi delle vocazioni – la presenza di tutti i Conventi dell’Ordine, consapevole che l’opera dei Religiosi è indispensabile perché la Chiesa compia fino in fondo una missione non solo di evangelizzazione, ma anche di umanizzazione, secondo l’augurio francescano di pace e di bene.

Tale impegno, tale consapevolezza lo proietta nel ventennio di servizio alla Conferenza Italiana dei Superiori Maggiori, in qualità di Segretario Generale, moltiplicando per il numero degli Istituti che la compongono gli strumenti ed i luoghi di questa missione.

Dovrei ora concludere parlando della guida del nostro Istituto: carità e fermezza si sono coniugate mirabilmente nel lavoro di Padre Volpi, in come egli ha saputo perseguire l’errore senza mai ledere l’errante.

Possiamo attestare le sue fatiche, le sue preoccupazioni, la sua volontà di entrare in dialogo con tutti e trasmettere la sua passione per la Chiesa ai Frati Francescani dell’Immacolata, che  si dall’inizio ha sempre sentito tutti come suoi figli e confratelli: in finem dilexit.

Possiamo dunque affermare che il Cristianesimo è stato vissuto da Padre Volpi come testimonianza di verità, ed insieme come strumento di libertà: libertà dai falsi idoli, dai conformismi, dagli errori, dai servilismi.

“Ab omni malo, libera nos Domine”: Padre Volpi si è fatto strumento – in tutta la sua vita religiosa – del Dio provvidente cantato da Alessandro Manzoni, del Dio che si incarna per condividere la nostra condizione e redimere l’uomo nella sua interezza.

Vale per lui, più che per chiunque altro, l’affermazione della Bibbia: “E’ preziosa a Dio la morte del Giusto”.

Nel concludere il suo tempo di prova nella solennità del Preziosissimo Corpo e Sangue di Cristo, Padre Fidenzio ci ricorda tanto il passo giovanneo del chicco di grano.

Siamo certi che l’Istituto raccoglierà i frutti di chi ha saputo morire a se stesso per abbracciare in amore e in obbedienza alla Chiesa un incarico crocifiggente, nella consapevolezza che nulla sarà vanificato, ma tutto trasfigurato da chi continuerà la sua opera.

P. Alfonso M. A. Bruno FI

Basilica di San Lorenzo al Verano, 10 giugno 2015.

Funerali di Padre Fidenzio Volpi OFMCap

Commissario Apostolico dei Frati Francescani dell’Immacolata