Professioni Perpetue del 31 maggio 2021

Il mese di maggio di questo anno 2021, si è concluso brillantemente, grazie alla B.V. Maria Mediatrice, venerata in modo particolare per tutto il mese a Lei dedicato, con le Professioni Perpetue di 5 nostri confratelli e con alcuni rinnovi della Professione temporanea.

I confratelli sono tutti filippini, che provengono dalle nostre missioni, e quasi tutti sono studenti in teologia, all’infuori di qualche fratello proveniente dalla comunità di Tarquinia – Vt.

La solenne concelebrazione, presieduta dal Rev.mo Don Sabino Ardito SDB, Commissario Pontificio del nostro Istituto FI, si è tenuta nella cappella dello studentato.

Hanno partecipato vari confratelli provenienti da alcune comunità del Lazio, sacerdoti, fratelli e anche i novizi con il loro Padre maestro. Il coro dello studentato ha accompagnato la liturgia del giorno, nella festa della Visitazione della B. V. Maria a Elisabetta. I frati tecnici hanno cercato di documentare l’evento con video (in montaggio) e foto (alcune si vedono in questo articolo) e clip video-foto ( link su Youtube ).

Hanno partecipato anche alcuni amici e suore, tra esse c’era qualche parente di un frate.

Il Rev.mo Padre Commissario nell’omelia della S. Messa ha detto…

“Quest’anno l’odierna festa liturgica della Visitazione della B.V. Maria non conclude solo il mese di maggio, ma integra la celebrazione liturgica di otto giorni fa, quella di Maria Madre della Chiesa da Papa Francesco collocata nel lunedì successivo alla solennità della Pentecoste, perché, se quando «lo Spirito scese su Maria» nell’Annunciazione, la riempì di amore la rese atta alla funzione materna nei riguardi del Figlio dell’Altissimo ed Ella generò il Cristo Storico; quando nel giorno della Pentecoste lo Spirito Santo scese su Maria e gli Apostoli radunati con Lei nel Cenacolo, La riempì di amore e Maria generò il Cristo mistico, la Chiesa.

Il racconto della visita di Maria alla parente Elisabetta, che oggi celebriamo nella liturgia, costituisce il secondo dei 5 atti del mistero inaugurale della salvezza, che Luca riporta nei primi due capitoli del suo Vangelo – i quali hanno Maria come protagonista, per cui giustamente il Cerfeaux li chiama Vangelo di Maria e non dell’Infanzia di Gesù, e che noi meditiamo nei misteri gaudiosi del Rosario – Maria, conforme al piano redazionale dell’Evangelista S. Luca, lo ha vissuto non solo come Colei che, personificando misteriosamente la Figlia di Sion escatologica, realizza il Protovangelo, ma, come sottolinea già S. Ireneo, profetizza per la Chiesa.

L’anno scorso mi soffermai sul viaggio di Maria per incontrare la parente Elisabetta e rimarcai che, nel piano redazionale di Luca non solo preannuncia il lungo viaggio di Gesù a Gerusalemme, attorno al quale egli imposterà tutta la predicazione di Gesù, ma evoca anche il trasferimento dell’Arca dell’Alleanza a Gerusalemme, al tempo di Davide, a significare che ormai Dio risiede nel cuore dell’uomo e non in un tempio materiale e profetizzare che la comunità ecclesiale che deve essere segno e luogo della presenza di dio e della vittoria sul peccato.

Quest’anno ho scelto di evidenziare un altro segno profetico della Visita di Maria alla parente Elisabetta, che a me pare illumini proprio l’elemento caratteristico dello stato di consacrazione speciale religiosa, che questi nostri fratelli stanno per assumere con la professione sia perpetua sia temporanea, che è «la vita fraterna in comunità» [can. 607, § 2]: Maria profetizza per la Chiesa, offrendosi a noi come maestra dell’accoglienza di Dio e dell’accoglienza dei fratelli.

E innanzitutto Maria accoglie l’iniziativa di Dio: «eccomi!». Quindi accoglie il dono dello Spirito che scende su di Lei e il Verbo eterno si fa figlio nel suo grembo. Adesso però che ha Dio in sé, Maria non lo tiene nascosto tutto per Sè, come fosse una Sua proprietà esclusiva, ma sente di dover amare come Lui, che nel Figlio si è donato a Lei, e parte in fretta per donarlo a Elisabetta e al figlio che porta in grembo. E così Maria diventa l’icona dell’Amore di Dio, che è accoglienza e dono. Ce ne ha rinnovata la coscienza anche la solennità liturgica, in cui abitiamo celebrato solennemente e adorato il mistero principale della nostra fede, di un Unico Vero Dio in tre Persone uguali e distinte: distinte, non separate o contrapposte. Ciascuna delle tre Persone ha una sua identità, ma tutte e tre sono in reciproca relazione di dono di Sé e di accoglienza delle Altre così da formare un unico Dio rimanendo ciascuna Persona nella propria distinta identità.

Accolto Dio nel suo grembo, Maria comincia subito ad amare secondo la logica di Dio: accogliere e donare; perciò parte in fretta e porta il dono ricevuto, Gesù, alla parente Elisabetta e al figlio che questa ha nel grembo da sei mesi, il quale pure accoglie il figlio di Maria e sussulta di gioia nel grembo della propria madre. In sintesi: imitare Maria nell’accoglienza di Dio significa dunque accoglierLo nel cuore, aprirGli la porta perché dimori in noi; significa darGli il primo posto, metterLo con gioia al centro, darGli pieno spazio nella propria vita anche quando scombina i nostri piani o manda in crisi i nostri progetti e le nostre certezze.

In secondo luogo, Maria che fa visita a Elisabetta ci insegna anche come accogliere i fratelli. La prima lettura della liturgia della Parola, proponendo l’inizio della cap. 12 della lettera di S. Paolo ai romani, ci ha presentato una vera summa della vita comunitaria rimarcandone la reciprocità dei comportamenti; Maria, co la visita alla parente Elisabetta, non solo conferma che amare come ama Dio è non solo dono di cose o di prestazione è dono di accoglienza, ci insegna a riconoscere che anche gli altri sono un dono di Dio perché proprio tramite loro si compie il Suo disegno di noi”.

Ai nostri confratelli, alla loro Delegazione filippina e al nostro Istituto gli auguri, per una vita vissuta tutta per il Signore, con la Mediazione della nostra Madre Immacolata alla quale siamo consacrati col quarto voto, specifico dell’Istituto, di una crescita di vocazioni a gloria di Dio e per la salvezza delle anime e quindi di un fecondo apostolato missionario.