“SPLENDE LA LUCE NELLE TENEBRE”

“SPLENDE LA LUCE NELLE TENEBRE”, E LE TENEBRE LO HANNO ACCOLTO!

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Sabato 20 dicembre, quattro e quarantacinque del mattino: suona la levata nel collegio Santa Maria degli Angeli dei Francescani dell’Immacolata. I frati scendono solerti in cappella per assistere al santo Sacrificio della Messa e unirsi così al “Dio forte e potente”, fatto piccolissimo nell’Ostia Divina. Alle 6 e 15, ancora buio, un sparuto gruppo di fraticelli incappucciati esce silenzioso per le strade semi-illuminate e insolitamente solitarie di una fresca mattina romana e si dirigono verso la vicina stazione Termini, portando nel cuore il loro Tesoro nascosto, vivo e vero. Alcuni tacciono, altri sgranano a fior di labbra i grani del Rosario, altri ancora mormorano arie di Natale. Il cielo è coperto e senza stelle.

Al binario 1, deserto, li attende Arianna, una loro compagna di studi dell’università, con suo marito e i suoi due bambini e qualche altro volto sconosciuto ma sorridente: sono gli Scout di Roma, appartenenti alle diverse denominazioni. Si scambiano alcune parole di saluto, ma l’ora e il punto di ritrovo insolito rivelano che non sono lì per un incontro tra amici. Si attende qualcosa.

Demetrio fa cenno con la mano di dirigersi verso il binario due, e inaspettatamente quelli che ai più distratti sembravano comuni viaggiatori mattinieri in attesa della loro corsa sparsi qua e là nella stazione, si riuniscono e si inoltrano ordinatamente lungo la banchina, seguiti dai frati sorpresi. Sono una cinquantina di persone, che andranno aumentando col passare dei minuti: bambini, giovani, adulti, tutti con al collo dei foulard di svariati colori.

Mentre il piccolo corteo sta ancora camminando, lo stridore dei freni e il brontolio di un motore affaticato dicono che alla loro sinistra un treno si è fermato. Qualcuno sussurra: “è arrivato!” Un altro gli fa eco: “sì, ci siamo!” D’un tratto gli occhi di tutti si rivolgono verso l’ultima porta dell’ultima carrozza con il fiato sospeso. Ormai è chiaro: si attende Qualcuno.

Finalmente s’apre la porta scorrevole e… ecco la Luce!

Una lanterna contenente tre lucerne accese scende solenne gli scalini, sorretta da un giovane scuot proveniente da Trieste. È accompagnato da alcuni altri giovani: tutti sorridono. Hanno viaggiato tutta la notte per portare la Luce di Betlem nelle città d’Italia: la fiamma accesa dalla lampada che continuamente arde, là, davanti al luogo dove “il Verbo si fece carne”, dove Dio si fece infante per amore dell’uomo.

L’atmosfera è surreale, perché sopra di loro un altoparlante continua a dare i suoi annunci con voce fredda e meccanica, mentre intorno a loro altre locomotive si alternano in arrivo e in partenza fischiando, e rombando. Ma sulla banchina del binario 2 si è creato qualcosa, un microclima fatto di silenzio, di preghiera, quasi i convenuti fossero separati da tutto ciò che li circonda.

Intanto, i presenti hanno formato un cerchio; al centro brilla la Luce di Betlem, simbolo di Gesù, centro della storia, perno della vita d’ogni uomo. Il ragazzo di Trieste allora prende la parola e rivolge un breve messaggio di saluto e di ringraziamento, semplice ma denso di significato. Si capisce che non c’è molto da dire, perché già si sta vivendo qualcosa, è presente Qualcuno. Così, mentre la luce viene distribuita a ciascuno dei presenti, perché la porti nelle proprie parrocchie e nelle proprie famiglie, i frati intonano sommessamente un canto; e il rumore dei treni e i loro fischi, si fondono insieme alle voci calde dei religiosi, diventando come un’orchestra, che loda Colui che è “l’Aspettato delle genti”, “il Desiderato dai colli eterni”. Nel buio del cielo senza stelle tante piccole fiammelle brillano vivaci, e riecheggiano le parole “Noel, Noel chiara Luce nel ciel…” “… torna ancora Gesù” “… resta ancora tra noi”.


Il canto è diventato il modo migliore per esprimere ciò che si sta vivendo, e uno scout, che ha tutta l’aria di essere un veterano, intona, seguito immediatamente da tutti gli altri, il rinnovo delle loro promesse di fedeltà a Dio, fedele in Gesù alla sua promessa di salvezza.L’assemblea non vorrebbe sciogliersi, ma la Luce deve ripartire, verso la Sicilia, per illuminare e riscaldare le esistenze di molti altri. Con il cuore pieno di una calma pace e di novella speranza l’assemblea si scioglie, silenziosa, così come era arrivata, confondendosi tra le maglie della folla che intanto è tornata ad affollare i binari, i negozi e i bar, ignara del piccolo miracolo accaduto. Chi osserva dall’alto, vede tante piccole luci disperdersi per tutta la superficie della stazione, segno che qualcuno ha accolto la Luce che viene nel mondo, segno che Essa non è venuta invano.

Sorge ormai l’alba, e i frati, sulla via del ritorno, guardando l’orizzonte che si accende, ringraziano e pregano l’Immacolata, “Mistica Aurora della Redenzione”, che prepari i loro cuori e quelli di coloro che hanno incontrato quella mattina, ad accogliere il “Sole di giustizia” che a Natale sorgerà da oriente, per tornare a salvare gli uomini “immersi nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

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