Tre nuovi Lettori e Accoliti F.I.

Tre nuovi accoliti per i Frati Francescani dell’Immacolata

 

Lo scorso 24 giugno, presso la Casa Mariana “S. Maria di Nazareth” di Roma, il Commissario Pontificio, Don Sabino Ardito ha conferito i ministeri del Lettorato e dell’Accolitato a tre giovani Frati Francescani dell’Immacolata, che si avviano, così, verso il Sacerdozio.

I tre Frati: Fra Francis M. Nnama, Fra Jean M. Segbedji e Fra Dominic M. Okonwa arrivano dal continente africano e, per la precisione, dal Benin e dalla Nigeria.

A distanza di 6 mesi, questo è il secondo gruppo di Studenti di Teologia Francescani dell’Immacolata a ricevere i ministeri e, quindi, a prepararsi per l’Ordinazione Diaconale e poi Sacerdotale. I 5 frati del primo gruppo hanno ricevuto i ministeri a dicembre e, dopo aver ricevuto l’Ordinazione Diaconale ad Aprile, si stanno preparando a ricevere l’Ordinazione Sacerdotale in varie date nei rispettivi paesi d’origine.

La celebrazione è avvenuta in una circostanza doppiamente cara alla Chiesa e ai Frati. Nella Solennità di S. Giovanni Battista, infatti, si sarebbe dovuta celebrare anche la Festa del Cuore Immacolato della Vergine, a cui questi futuri sacerdoti sono consacrati a titolo speciale secondo il carisma dell’Istituto.

Liturgicamente, la celebrazione della Solennità del Battista ha prevalso sulla festa del Cuore Immacolato di Maria, ma, come ha osservato nell’omelia lo stesso Commissario Pontificio, Ella è comunque presente nel mistero della nascita del Battista.

Nascita che viene festeggiata liturgicamente, come quella di Cristo e della Vergine, proprio perché la Vergine stessa, recandosi dalla parente Elisabetta per mettersi al suo servizio, è stata lo strumento attraverso cui lo Spirito Santo ha operato la liberazione dal Peccato Originale del Battista nel grembo della madre.

La Vergine svolge dunque un “ministero” per il quale si mette a disposizione gratuitamente.

Ed è proprio la gratuità nel servizio che deve caratterizzare la nostra vita di ministri all’interno della vita della Chiesa, ha osservato nella sua omelia Don Sabino. Gratuità nella quale si attua la nostra libera e responsabile risposta alla gratuita e amorosa chiamata di Dio, come evidenziano le letture della solennità.

La Prima Lettura della Messa mostra il Profeta Geremia che afferma di essere stato sedotto da Dio. Questa “seduzione”, ha osservato, si presenta come risposta voluta, cosciente, affidabile del Profeta alla missione che il Signore gli affida e come un ministero analogo a quello del Servo Sofferente, Gesù.

Proprio il riferimento a Gesù Servo Sofferente, ha proseguito Don Sabino, porta a riflettere che l’adempiere un ministero nella Chiesa dev’essere il frutto di un atteggiamento radicato nella fede e che a qualsiasi livello del nostro ministero ecclesiale non dobbiamo dimenticare che siamo ministri: non padroni, non arbitri.

Non dobbiamo presumere di essere noi quelli che salvano.

La Salvezza è di Cristo. Noi siamo strumenti. Come lo sono i segni sacramentali. Strumenti efficaci, certo, ma sempre e solo strumenti.

Quando si dimentica questo, anziché portare i fedeli sulla via della salvezza si rischia di allontanarli dalla salvezza stessa.

Il mistero di Maria e il mistero di Giovanni, ha osservato infine il Commissario, ci parlano di una stessa realtà: dell’amore di Dio che viene in mezzo agli uomini e prende dimora tra gli uomini.

Dio non abita più in un’arca, ma nel cuore di una persona, nel Cuore di Maria.

Dobbiamo salvare e per salvare dobbiamo agire. Ma poiché la salvezza è di Dio dobbiamo essere, come la Vergine, contemplativi della volontà di Dio. Solo se saremo contemplativi della volontà di Dio su di noi, noi potremo essere coloro che portano agli altri la salvezza, che indicano agli altri il Cristo presente anche nella loro storia.

L’amore di Dio seduce, ha concluso il Commissario, esige gratuità, generosità, ma garantisce la salvezza.

A Fra Francis, Fra Jean, Fra Dominic, auguriamo veramente di lasciarsi sedurre sempre di più da Dio, e, attraverso l’esercizio di questi ministeri, di prepararsi sempre meglio ad essere pane dato in cibo al Popolo di Dio.